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DISFUNZIONE ERETTILE

E’ del 1993 la scelta di utilizzare al posto di “impotenza sessuale” il termine “disfunzione erettile” (DE), per definire nel modo più corretto l’incapacità a raggiungere e mantenere un’erezione sufficiente per avere un rapporto sessuale soddisfacente. Uno studio americano, il MMAS, ha confermato sia la grande prevalenza di tale fenomeno sia la sua correlazione con l’età, segnalando tassi medi globali addirittura del 52%, in particolare del 17% come forma DE minima, del 26% come DE moderata e di circa 10% come DE completa. In Italia è stata registrata una prevalenza media di circa il 13%.

Si tratta di una patologia che ha un andamento cronico, specie quando ci sono cause organiche. E’ una patologia sommersa, esistendo ancora numerose resistenze che ostacolano il dialogo fra medico e paziente.

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La disfunzione erettile genera gravi ripercussioni sulla sfera emotiva personale, essendo stata culturalmente l’identità maschile costruita intorno al concetto di virilità in cui la prestazione sessuale ed, in particolare, l’erezione sono il fulcro anche simbolico del proprio essere. Spesso la DE è il marker di altre patologie già esistenti, come il diabete o la cardiopatia ischemica. Un rapido cenno meritano le cause: l’età avanzata, psicogene (ansia da prestazione, problemi relazionali, depressione, stress psicologici), neurogene (danni midollari, neuropatie diabetiche, alcoliche, chirurgia pelvica, neoplasie dello scavo pelvico, traumi pelvici gravi), endocrine (ipogonadismo, iperprolattinemia, ipoituitarismo, ipo-ipertiroidismo), metaboliche (diabete mellito, ipercolesterolemia, obesità, sidrome metabolica), vascolari (aterosclerosi aorto iliaca bilaterale, induratio del pene), farmaco indotte (antipertensivi, antiandrogeni, diuretici, antidepressivi), sostanze d’abuso (fumo, alcool, cannabinoidi, oppiacei, ectasy ed amfetamino simili assunti cronicamente), malattie sistemiche (insufficienza renale ed epatica), i LUTS (Low urinary tract syndrom), le infezioni e infiammazioni della prostata e delle ghiandole accessorie.

Per quanto riguarda la Terapia oltre alle Prostaglandine- Alprostadil – per iniezione intracavernosa, e ai PD5 – inibitori (sildenafil, tadalafil, vardenafil, avanafil) vi è anche l’ Alprostadil per via locale intrauretrale, farmaco che se ben usato, può dare buoni risultati in alcune forme patologiche. Si sta affacciando alla ribalta un trattamento proposto da autori israeliani basato sull’uso delle ” onde d’urto” a bassa intensità che agiscono sulla creazione di nuovi vasi sanguigni (neoangiogenesi) che sarebbe più indicato per forme vasculogeniche; trattamento sinora però in uso su base quasi sperimentale non essendo al momento validato da Linee Guida delle principali società scientifiche Internazionali. Sono stati pure usati ancora, in ogni caso come per le onde d’urto, a livello sperimentale alcuni ” fattori di crescita” (PRP) mirati a generare nuova vascolarizzazione nei corpi cavernosi del pene; trattamento anche questo che necessita della indispensabile validazione Scientifica Internazionale.

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